Dicembre 13, 2019

FEMMINICIDI: LA TEMPESTA EMOTIVA DIMEZZA LA PENA

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I femminicidi aumentano e chi deve giudicare si adegua, ma non aumentando la pena inflitta agli autori dei crimini, bensì accorciandola, adducendo scuse davvero incredibili.

Come è accaduto al Tribunale di Genova dove Javier Napoleon Pareja Gamboa, reo confesso di avere ucciso la moglie nel 2018 con diverse coltellate di cui una fatale al cuore, si è visto decurtare la pena a 16 anni rispetto ai 30 chiesti dal Pm, perché, secondo il giudice, "ha colpito mosso da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento" e questo ne attenuerebbe la colpa.

Insomma, le vita delle donne vittime di violenze valgono sempre meno, in compenso valgono di più quelle dei loro assassini che, con questa nuova lettura dei crimini passionali, hanno le attenuanti per sottrarsi alla giusta pena e uscire prima dal carcere.

In questo modo si è riesumato “il delitto d'onore", ha dichiarato l'avvocato Giuseppe Maria Gallo che assiste i familiari di Jenny Angela Coello Reyes, uccisa dal Gamboa, commentando le motivazioni della condanna a 16 anni per l'uomo. "Ormai - dice - assistiamo a un orientamento più culturale che giuridico, gli omicidi a sfondo passionale sono inseriti in un circuito di tempesta emotiva”, e infatti questa sentenza segue a ruota un’altra altrettanto clamorosa emessa dalla Corte di Assise di Appello di Bologna qualche giorno fa, proprio alla vigilia della festa delle donne, dove a Michele Castaldo, omicida reo confesso di Olga Matei, la donna con cui aveva una relazione da un mese e che strangolò a mani nude il 5 ottobre 2016 a Riccione, è stata dimezzata la pena perché, sempre secondo i giudici, era in preda ad una 'tempesta emotiva' determinata dalla gelosia". Così i 30 anni di condanna inflitti in primo grado sono diventati di colpo 16.

In questo desolante scenario, che avvilisce, sconforta e amareggia, vien da chiedersi se i giudici, chiamati sempre più spesso a decidere su questi misfatti, non si stiano quasi abituando a queste atrocità  tanto da declassarle? accettandone la ritualità?

Se così fosse, eliminando il deterrente della pena, sarebbe come offrire, implicitamente, ai mariti-compagni-partner furiosi, alibi e motivazioni per difendersi meglio, lasciando di fatto le donne ancora più sole ed indifese.

L’unica chance di salvezza per le donne a questo punto è quella evitare di intavolare relazioni con uomini, onde evitare rischi e a scanso di equivoci.

E' questo il futuro che vogliamo?

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